Perché non riesci a ricordare quello che studi sul vino

Perché non riesci a ricordare quello che studi sul vino

Pensavo di avere poca memoria. Mi sbagliavo.

Hai mai chiuso un libro pensando di aver capito tutto e, una settimana dopo, non ricordare quasi nulla?  Quando prendo vedo un libro la prima cosa che faccio è contare le pagine e chiedermi sarò in grado di ricordare tutto?

Quando è nata la mia passione per il vino, mi sono resa conto che la quantità di informazioni da imparare era enorme. Vitigni, regioni, aromi, tecniche di vinificazione, disciplinari… sembrava impossibile ricordare tutto. Non sono un’esperta della mente o della memoria. So soltanto una cosa: non ho una memoria fotografica. E, soprattutto all’inizio, non sapevo sintetizzare ciò che studiavo. Così ho iniziato nel modo più classico possibile. Prima leggevo tutto. Poi rileggevo sottolineando i concetti più importanti. Successivamente schematizzavo, creando mappe mentali e isolando le parole chiave.

Infine disegnavo. Trasformavo le parole in immagini e costruivo piccoli schemi visivi. La mia mente riesce a ricordare molto meglio un’immagine che una frase, e la continua ripetizione mi aiutava a collegare ogni causa al suo effetto. Con l’università questo metodo funzionava bene, anche se prendeva molto tempo, e finche studiavo solo va bene, ma ora che la vita invece è più impegnata, il tempo è tanto. Con il WSET, invece, qualcosa è cambiato. Non bastava più memorizzare. Bisognava comprendere, collegare concetti e spiegare il perché di ogni caratteristica del vino. Così mi sono allontanata un po’ dai libri e ho iniziato a studiare con un bicchiere davanti. Il mio obiettivo era semplice: trovare una spiegazione a ogni caratteristica che percepivo. Si parte sempre dalla teoria. Quali aromi possono essere presenti? Da dove derivano? Perché un vino sviluppa determinate note e non altre?

Una base teorica solida è fondamentale. Poi costruisco schemi che seguono una successione logica, spesso di causa-effetto oppure cronologica. In questo modo ogni informazione trova il proprio posto nella mia mente. Ma la parte che preferisco arriva durante la degustazione.Mi chiedo, ad esempio:

“Perché questo Champagne mi ricorda una brioche appena sfornata o un biscotto al burro?”

A quel punto non mi limito a riconoscere l’aroma. Cerco di capire da dove nasce. Lieviti. Autolisi. Tempo trascorso sui lieviti. Quando riesco a collegare quel profumo alla sua origine, quella nozione smette di essere una parola da ricordare e diventa qualcosa che ho davvero compreso. Ed è lì che succede la magia. Non sto più studiando a memoria. Sto costruendo collegamenti. Naturalmente non sempre funziona così. A volte bevo semplicemente per il piacere di farlo. Perché l’ultima cosa che vorrei è trasformare il vino in un peso. Il vino è bello perché emoziona, incuriosisce e crea condivisione. Ed è proprio questa esperienza continua che, spesso, diventa il migliore alleato della memoria. Negli anni ho capito una cosa. Memorizzare non significa riempire la testa di informazioni. Significa costruire collegamenti. Per questo il metodo di studio e la comprensione del linguaggio sono molto più importanti della semplice ripetizione. Questa idea ha cambiato completamente il mio modo di studiare. Ed è anche il motivo per cui, negli ultimi mesi, stiamo lavorando a un progetto pensato per chi vuole imparare il vino in modo più intuitivo, costruendo collegamenti invece di accumulare nozioni. Ne parleremo presto. Per ora, se c’è una cosa che vorrei lasciarti, è questa:

Quando capisci davvero qualcosa, ricordarla diventa molto più semplice

Inoltre qui trovi il nostro video YouTube dove puoi scoprire come faccio a studiare!

Immacolata

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